domenica 20 novembre 2016

Furio e la superpappa

 Il Furio migliora di giorno in giorno.

 Gli è tornato pure l'appetito, appena ho smesso di dargli la superpappa.
 Che è in effetti una superpappa, che si può spappettare e sparare con la siringa in bocca.
 Concentrato di vitamine, sali per riequilibrare il sangue perso, proteine, e grassi semplici.
 Superdigeribile, supercalorica, supermedicativa.

 Fate conto il patè d'oca. L'aspetto è quello (il prezzo pure).
Ora prendete il patè e spappettatelo: esce una brodaglia unta e bisunta, appiccicosetta.
 Appena pronta, 'nzomma: se resta un po' lì si separa l'unticcio dalla parte solida, tipo maionese impazzita.

 E il Furio, gonfio e tumefatto, che fatica a deglutire, si trova la gola impastata da sprizzi di unto sparati a tradimento
.
 E si da alla pittura: Se ai tempi della emopittura erano citazioni e tagli alla Fontana, adesso il Furio si ispira a Jackson Pollock.

 Sbatte la testa, si scrolla fortissimo e sprizza roba ovunque, pappa, unto, bava, siero, sangue rappreso.

  Muri, tavoli, la mia cena, io, cuscini, questo computer: nulla si salva dall'ispirazione pittorica del Gatto.
 E scappa, si divincola, si nasconde, e risputazza.

 Insomma, di quella superpappa dieci entrano nel gatto e novanta sono spiaccicate ovunque. Unte.
 D'altra parte, è vero che il Furio ha abbondanti riserve di ciccia, ma contare solo su quello da poi altri problemi ad altri organi.
 Quindi, giù di superpappa e di dripping selvaggio.

  Finché la veterinaria non mi dice di provare a mettergli la pappetta in bustine, quella da supermercato, nel piattino per vedere se la riconosce e se riesce a leccarla.

 Non ce la fa: non sente gli odori ed è dubbioso, non si fida di assaggiare.

 Però, odore o no, ha sentito il rumore della bustina aperta, ha visto il frigo, ed è diventato matto.

 FAAAAAAAMMMMEEEEE!!!

 Mi correva dietro, miagolava. Alla fine gli ho sparato in bocca la bustina intera, spappettando tutto con una forchetta e una punta d'acqua calda.
 Una ventina di carichi di siringa.
 Abbiamo fatto un macello, ma ormai più inzaccherata di così la casa non diventa.

 Adesso il paziente è lì che ronfa il sonno dei giusti e dei sazi.

 Il nonno, papà del papà, diceva "se il malato ha appetito, male non sta".
 Il Nonno era l'unica persona di mia conoscenza che aveva la stessa fame atavica di un gatto.
 Speriamo che questa comunanza di fame e saggezza sia di buon auspicio.

3 commenti:

  1. Se posso suggerire. Quando la gatta mi cascò dal 5° piano mi son trovata nella stessa situazione. Mandibola fratturata, palatoschisi, dita fratturate. Non c'erano ste pappe super. Quindi le sparavo in bocca un miscuglio di panna e pappa reale. Le faceva schifo a morte. Poi ho fatte delle mini palline di carne cruda che le infilavo di lato nella bocca per evitare il buco sul palato. Ha funzionato alla grande. Pappaaaaa. Fameeee.

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    1. non so se più schifato o ferito nell'amor proprio, il sciur Gat convalescente ha deciso che preferisce alimentarsi da solo facendo un macello, piuttosto che subire l'onta di essere sprizzettato in gola.

      Quindi, col naso ad intermittenza che un po' sente e un po' no, e qualche problema di mira, è qui che affonda la faccia nella pappa, poi ne tira fuori dal piattino un unghiata e la assaggia, poi si lava, poi va a bere e finisce anche lì con la faccia nell'acqua, poi torna e ne unghieggia un altro boccone.

      Non è un sistema granché elegante, ma fintanto che la pappa arriva dentro al gatto, va bene così.

      E la superpappa, che diluita e sprizzettata era abbastanza stomachevole, mangiata pura ad unghiate rovesciando la scatoletta pare sia buonissima.

      Ora è indaffarato ad arraffare i pezzi sul fondo della superscatoletta come sarebbe un bambino con un cucchiaio e una vasetto di nutella.

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  2. E bravo il Furio! Aggiungiamo al proverbio del nonno: se il malato sbafa il cibo da solo sta alla grande. Passin passetto ne veniamo fuori.

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