lunedì 31 ottobre 2016

Flash Mob

Eppure, han tutti i capelli bianchi: non li facevo così tecnologici.
Se non usano i social networks, come avranno fatto a mettersi d’accordo tutti quanti, con questa precisione?
E che minuzia di particolari, il copione, la tempistica.

Perché non può essere un caso.

14.15: ho sacrificato la Sacra Pennica per un lavoro di manutenzione (non definito “da cinque minuti”, studiato, concordato) e faccio una volata in negozio per prendere un attrezzo.

Porta chiusa ma non a chiave, luci negozio spente, io che frugo nel retro, inizia lo Show.

Venghino, siore e siori venghino.


Si lancia dentro il primo Clientes.
Solo che, avendo come unica nozione che “ci vogliono cinque minuti” mi ripete la scenetta descritta da liguritutti.it del tappullo.

Il minuto diventano otto, almeno.
Io lì, luci sempre spente, attrezzo in mano per andare a finire il lavoro che mi aspetta.
Arriviamo al dunque.
“Prenda questo e lo monti così e cosà, arrivederci, devo andare”

Solo che, luci negozio spente, io con l’attrezzo in mano, il lavoro da completare che mi aspetta, mentre il Clientes si avvia, entra il secondo Clientes che “ci vuole un minuto”: idem, tapullo.
Arriviamo al dunque.
“Prenda questo e lo monti così e cosà, arrivederci, devo andare”

Ma ovviamente, sebbene le luci fossero comunque spente, io comunque con l’attrezzo in mano, il lavoro da completare comunque che aspetta e il tipo che mi telefona per sapere dove sono finito, entra il terzo Clientes, che “ci vuole un minuto”.
E avanti.

Al sesto Clientes arrivato a tamburo battente quando avevo quietato il precedente, ho fatto che accendere le luci, ormai era orario negozio.
E quindi è arrivato il settimo Clientes, l’ottavo, eccetera – metà Tapullo’s, metà gente che ha bisogno pile, lampadine, vario ed eventuale.

Mollata la piena, ho attaccato il cartello “torno subito” e sono andato a dare l’ultimo giro di vite al lavoro di mezzodì.

Erano le 16.50

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