domenica 6 marzo 2016

Locomotiva's War Memo XX: lo Gnopi

 Il Furio ed io abbiamo finalmente trovato un accordo su come spartirci il letto.
 Si era partiti lunghi, lui dormiva al piano di sotto vicino alla stufa. Poi ogni tanto veniva su e dormiva nel letto vuoto a fianco. Ma alla fine è arrivato a stravaccarsi sopra le mie ginocchia, bloccandomi la circolazione.
 Abbiamo deciso consensualmente (consensualmente nel senso: ha deciso lui) che lui si prende il Gnopi, e mi lascia il resto.

 Ereditando quindi un pezzo di storia familiare.


 Tutto parte negli anni '80 del secolo scorso, quando ancora c'era questa cosa della famiglia piccolo borghese di montagna che scendeva per quindici giorni di mare in Liguria.
 Noi c'avevamo la Zia, quella del racket delle parrocchie, che maneggiava in un giro di appartamenti di vecchiette che svernavano giù e affittavano d'estate mentre tornavano ai monti.
 Con quale cresta, non si sa. Ma noi alloggiavamo in questi appartamenti tappando un quindici giorni liberi a inizio stagione.

 Lì, un giorno, sentiamo un miagolìo da sotto una fioriera di cemento.
 Era un gatto.
 Anzi no, era un rottame di gatto.
 Cucciolo, magro e consunto, con la rogna nelle orecchie e una zampa zoppa. Incastrato sotto questa fioriera.
 Almeno, così disse Mamma. Decenni dopo, ho realizzato non si fosse incastrato, avesse cercato un posto dove decedere tranquillo.

 Comunque: Estrai il derelitto, trova un veterinario, scarica di punture e di pastiglie, alla fine dei nostri quindici giorni di mare il soggetto è passato da più morto che vivo a più vivo che morto.
 Mia Mamma tenta di trovare un a gattara a cui affidarlo in loco: niente.
 Ed ecco che Gielle, il Gatto Ligure, parte per il nord Piemonte, urlando per ore in macchina con una forza che in teoria i suoi polmoni non avrebbero retto. Ma niente, MAAAAAAOOOOOO!

 Avete sentito la cosa dei gatti che si affezionano alla casa e non alle persone? Ecco, Gielle neanche alla casa.
 Per lui non valeva la teoria "questa casa non è un albergo": lui appariva solo per mangiare e per dormire, poi era tutto un salire e scendere le scale del condominio (non stavamo ancora sopra la Nonna) per farlo uscire.
 Che lui non chiedeva: lui MAAAAAOOOOO! aprite 'sta porta, esco. Con una vociaccia stonata ma fortissima.

 Guai a toccarlo, oltretutto: coccole, carezze, niente! Lui mangiare, mangiare tanto, mangiare fino ad esplodere per la fame arretrata di generazioni di gatti litoranei. E poi rubare qualunque cosa commestibile lasciata sul tavolo.
 E quindi dormire, senza gente in giro, in qualche angolo. Andavi a fargli due coccole, prima sbatteva la coda per dirti che era seccato, se continuavi si alzava e andava a dormire altrove.

 Più che un gatto ligure, un gatto psicopatico: fate conto Jack Nicholson, a macchie bianche e nere, magro magro magro con le ossa a vista e una pancia tipo botte di birra appesa.

Da www.all-creatures.org
 E il momento più psicopatico era - e finalmente ci arriviamo - col Gnopi.
 Era, ed è tuttora a trent'anni di distanza, un pezzo di peluche sintetico cucito malamente per farne una copertina scaldapiedi da mettere in fondo al letto.
 Solo che, quando al Gielle saltava il tic, ci andava sopra e cominciava "a fare il pane": sapete quando i gatti si mettono a schiacciare ritmicamente un qualcosa di morbido, una zampa poi l'altra?
 Ecco, nel lessico familiare, quella cosa lì si chiama "fare gnopignopi": Dov'è il Gielle? É di là che fa gnopignopi sul divano.

 Solo che sul Gnopi, la copertina, il gatto non si limitava a fare gnopignopi: impastava, prendeva con la bocca la stoffa pelosa e la ciucciava, con l'occhio lucido, rabbiosamente, isterico.
 Non era il solito gatto che si rilassa, facendo due gnopi prima di mettersi giù a lavarsi e schiacciare un pisolino.
 Il Gielle era un maniaco, col trauma infantile dell'abbandono della mamma, vai a sapere che turbe psichiche aveva.

 Com'è, come non è, il Gielle un giorno scompare: ogni tanto non si ripresentava per giorni, aspetta aspetta, non s'è visto più. Ha scelto la libertà, un menù migliore, o gli è successo qualcosa.
 Mia Mamma si diceva convinta di sentire la sua vociaccia dalle parti della stazione, ma sembravano quelle autoconvinzioni.

 Il Gnopi è rimasto sul mio letto, ci facevano più sanamente gnopignopi  e dei pisolini i gatti di casa successivi (casalinghi, paciocconi).
 Quando sono venuto su ai Milletrée, è venuto su con me.

 E il Furio ne ha preso possesso, occupandomi a fisarmonica l'intero fondo del letto.
Adesso, gliel'ho piegato per fargli una sponda e occupare uno spazio in verticale, dividendo equamente il letto. E a lui la modifica pare andare a genio.
 Ci fa anche lui due gnopignopi, si stravacca e ronf.

2 commenti:

  1. ImpiegataSclerata9 marzo 2016 17:53

    Potrei guardare il gatto che fa GnopiGnopiGnopiGnopiGnopiGnopiGnopiGnopi all'infinito.

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    Risposte
    1. il Furio ha la tendenza a farmelo sulla panza.
      Con tutte le unghie.

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