martedì 5 gennaio 2016

La casa di legno

Brutta cosa, l'astinenza.
Ma brutta brutta.

Ti porta a gesti disperati.
Nel caso di Papà, addirittura - e capite il dramma - porta addirittura a spendere dei soldi.

Papà è in crisi: fame chimica da abuso edilizio.
Non può più procedere ad altre ristrutturazioni danneggiamenti a Casa Frankenstain, mio Fratello si è dato alla macchia e quindi non si può migliorare sbregare nulla su al Villaggio Atavico (che Papà parla parla, ma all'atto pratico le brecce nei muri e la bieca manovalanza dovrebbe farli Fratello).

Insomma, se non si fa una dose di cemento, è la volta che gli vengono le convulsioni.

 E allora arriva al gesto estremo: allungare il braccino corto.



 Ha deciso, perché ha deciso perché ha deciso, perché lui sa che lui sa che lui sa, che ho bisogno spazio per ritirare la roba della Pitoneria.

 Il che non è neanche falso, ma:
a) non è così urgente
b) i rapporti con l'amministrazione Orbace sono quelli che sappiamo, stiam bravini.
c) la Baita qui è della Mamma, la quale non apprezza che Papà faccia modifiche danni.


 Ma niente, Papà sa che lui sa che lui sa, sono quattro mesi che gira attorno a quelle casette prefabbricate di legno che vedete fuori dai Brico centers.
 Dal capanno portaattrezzi classico a quella con la finestrina e la terrazza davanti.

 E va, chiede prezzi, si informa, valuta, misura, e richiede prezzi e chiede ai Vecchietti del Bar e va a vedere dal brikoqui e dall'agrilà, e viene qui e misura che però dovremmo metterlo di sguincio.

 E io a dire: ma vediamo, tanto adesso nevica, e va scelto uno che regga, e aspettiamo la prossima primavera (dopo le elezioni), e poi che non sia tanto grosso, poi è meglio se ci parlo io col fornitore così lo uso come "esposizione" e mi faccio dare un tot per cliente che gli mando.

 Lui ascolta, annuisce, poi ricomincia a correre in giro a rompere i maroni al mondo.

 Finché, ieri, mi telefona la Mamma che c'abbiamo la casa di legno.
 Che ha fatto un affare affarone affarissimo, di seconda mano, una casetta non ho capito bene di quale manifestazione su sci/pattini/neve (neve? quale neve?) che appena finisce la stagione la sbaraccano e la dan via per niente, pagata poco, pochissimo.
 E pagata da lui.
 Cioè, ha pagato lui. Cash.
 Almeno, lui dice che ha pagato.
 Ma forse pagherà.
 O pagherebbe.
 Insomma, c'è da capire la coniugazione del verbo "pagare". Io non so se aspettarmi un condizionale presente o un futuro improbabile.

 Comunque sia/sarà/sarebbe, al primo mercoledì di chiusura dopo le feste scendo e vado a vedere il catafalco affarone affarissimo.
 Com'è fatto e soprattutto quanto è grosso, che Papà ha delle idee tutte sue sulla compenetrazione dei corpi solidi, e il giardino qui fuori ha delle dimensioni finite.
 Anche la pazienza di Mamma è finita: non so come prenderà 'sto comò piantato sulla sua erbetta.

Mi sa che diventerà l'ennesimo filone...

11 commenti:

  1. Cos'è un filone? Io conosco quello di pane e quello a scuola. Tu a cosa alludi?

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    1. Filone intendi baguette? (Quelle a St.Mèré Eglise, yummy)

      No, magari.
      Ho ormai delle serie, delle saghe, delle storie a puntate - li trovi sotto l'etichetta La saga inizia qui

      E questa della casa di legno minaccia di essere una storia che porterà puntate e puntate e puntate.

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    2. Si, qui a Napoli per filone di pane si intende qualsiasi pezzo di pane di forma allungata, dallo sfilatino al palatone. Anche la baguette, lui, bien sur. Miamm
      Per il filone casetta mi frego le mani in attesa. Hihihihi

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    3. Sto cercando "palatone" e mi si è aperto un mondo di pane cafone.
      ...interessante

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  2. Non vorrei sembrare brutale, ma:
    -la casa é di tua madre
    -ci vivi tu in pianta stabile

    Mandarlo a stendere lui e la casetta no, eh?

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    1. N'ze po'.
      Nel senso che gli dici di no.
      Tace.
      Il giorno dopo ricomincia.
      Gli dici di no.
      Tace.
      Il giorno dopo ricomincia.
      Gli dici di no.
      Tace.
      Il giorno dopo ricomincia.
      Gli dici di no.
      Tace.
      Il giorno dopo ricomincia.
      Gli dici di no.
      Tace.
      Il giorno dopo ricomincia.
      e via e via e via.

      Quindi forse la casetta non arriverà mai qui.
      Ma dell'argomento "casetta" rischia di diventare immortale.

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  3. "Mi sa che diventerà l'ennesimo filone... "

    Anche del buon pellet. Tanto ha pagato, ma forse pagherà, o pagherebbe etc etc.. ;-)

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  4. Stavo notando come l'argomento "Villaggio Atavico" non sia stato ancora sviscerato come si deve su questo blog.
    O mi sono perso qualcosa?

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    1. In realtà la cosa si è un po' confusa: per un periodo chiamavo il Villaggio Atavico "Paesello", perché non prevedevo di trasferirmi qui, al "Paesello ai Milletrée" che non ha niente a che vedere.

      Quindi, ci può essere un po' di confusione nelle etichette.

      Aggiungi che, dal dì in cui abbandonai la casetta che avevo al Villaggio Atavico per portare tutto qui ai Milletrée, non ci ho più messo piede, mi sa che è un argomento un po' morto.
      Sento solo cose di seconda mano, quindi non aspettatevi molto.
      Avi ululà, io Uluqui, e va benissimo.

      Al "villaggio Atavico" si riferiscono puntate come quella de Lo Sbrego Nel Balcone.

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  5. ImpiegataSclerata6 gennaio 2016 21:52

    Quindi c'è da sperare che "solo" nella peggiore delle ipotesi, la casetta è come quella dell'immagine postata?

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    1. Le possibilità del Papà sono vulcaniche, anzi vulcaniane: "infinite possibilità in infinite combinazioni".

      Può essere un Chrysler Building in legno di teak o una casa fatta con le cassette della frutta.
      Lo saprò mercoledì.

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