mercoledì 7 ottobre 2015

La nuova legge sull' #orario dei #negozi

Passa inosservata ai media, ma in Senato - tra le scene di magnifica educazione che vediamo nei tiggì- bolle una legge per modificare il "Salva Italia" di Monti su un piccolo punto.
 La liberalizzazione degli orari dei negozi.
Partita come una iniziativa draconiana di imporre la chiusura la domenica e il ritorno alle regole degli anni 80, pre-Bersani, si è abbastanza sgonfiata, pero...

Il disegno di legge 1629 è illeggibile: come tutte le leggi italiane, modifica un comma di una legge precedente -che non cita- aggiungendo o togliendo delle parole, quindi uno dovrebbe andare a ritroso a matrioska a leggere la legge modificata che a sua volta modifica un comma di una legge modificata... in loop.

 Quindi, va ad affidarsi a pezzi, spunti, accenni, analisi.



 In sunto, la legge in discussione propone tre cose:
1 - Obbligo di chiusura delle attività commerciali per i dodici giorni festivi all’anno: capodanno, Epifania, Pasqua, pasquetta, 25 aprile, 1°maggio, 2 giugno, ferragosto, 1°novembre, 8 dicembre, Natale e santo Stefano
Non è chiaro se e come, ma si può derogare per sei giorni su dodici: qualcuno dice comunicandolo al comune, qualcuno dice chiedendo al comune. E spero non sfugga la differenza tra le due cose.
 Inoltre, sempre poco chiaro, queste deroghe non è chiarissimo se si devono recuperare in chiusure di domeniche "normali" o no.
 Anche perché la legge non impone la chiusura, impone di adottare l'orario domenicale e festivo. E se uno come me l'orario domenicale è festivo è quello di apertura normale, che fa?

2- la legge da ai sindaci e alle Regioni tutta una pasticciata serie di possibilità di regolare, armonizzare, coordinare: essenzialmente, nel mirino ci sono le attività della movida notturna che possono essere chiuse, zittite, (o imposte, in teoria) tre mesi l'anno.
 Ma in sostanza i sindaci si trovano a poter decidere chi apre e chi no.

3 - si istituisce un fondo per le micro-imprese, con soldi che non si sa bene presi da dove e si capisce ancora meno dove andranno.

Per migliorare la cosa, ci sono diverse tipologie di negozi che sono esenti da questi obblighi (bar, ristoranti, venditori di cartoline e di articoli da giardino) ma non ci sono distinzioni tra città e luoghi turistici.

Su questa deliberalizzazione, si saldano tronconi diversi per idee diverse.
 La ConfCommercio lo vede come un modo per "punire" la Grande Distribuzione, i supermercati e aiutare i piccoli negozi.
 Quelli che lavorano nei supermercati vorrebbero per legge quello che non hanno la forza contrattuale di ottenere: non lavorare i giorni di festa.
 Una certa sinistra intellettuale da un lato simpatizza per "i commessi, i nuovi Cipputi" (come dice Dario Di Vico sul Corriere) contro le cattive multinazionali degli ipermercati, dall'altro vorrebbe punire i decerebrati intossicati di consumismo che vanno nei centri commerciali.
 E sul carro sale anche la Chiesa: i vescovi sono preoccupati per le famiglie che non si riuniscono per le feste. Non a caso, ai vescovi piaceva l'idea originale di sbarrare tutte le botteghe ogni domenica (per riempire di nuovo le proprie, si maligna).

 Ora, alla mia piccola pitoneria ai Milletrée, imporre di chiudere quando c'è gente è chiaramente una mazzata: corrispettivi alla mano, scegliere quali sono i sei giorni da aprire in deroga e quali sacrificare alla Patria è dura.
 Se poi le sei deroghe le devo recuperare chiudendo altri festivi, io finora 61 domeniche su 64 ho incassato di più che nei giorni sopra settimana precedenti - sai che scelta.
 E l'idea di avere l'Orbace-misto-Cachemire (o il prossimo sindaco) che in più ha potere di vita e di morte sugli orari, ussignùr.

 Ma, ammetto, la mia è una situazione particolare, fuori statistica: ai milletrèe, con l'iper più vicino a 40 km di distanza per 700 metri di dislivello, con tutto un giro di gente turistico e pastorale (per dire, domenica scorsa è una delle tre in cui ho guadagnato niente: c'era la fiera delle mucche due paesi più in giù, erano tutti là) 

 La mia domanda, più in generale è: ma per uno che vive in un posto "normale", far chiudere tutti i negozi e i supermercati a pasquetta o al 25 aprile è una necessità, una seccatura, è indifferente?
 Se viene sbarrato lo shopping natalizio dell'8 dicembre (che per i milanesi parte dal 7, Sant_Ambroeus), che fate?
 E che fanno i negozi sotto casa vostra, posto che ci siano ancora e che ci andiate?

3 commenti:

  1. ImpiegataSclerata9 ottobre 2015 11:57

    Stanno facendo quella legge per evitare che i dipendenti siano obbligati a lavorare sempre e comunque, però dovrebbero anche fare in modo che questa legge lasci liberi i proprietari dei negozi, se sono gli unici a lavorarci, di tenere il negozio aperto anche tutto se gli pare.

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    Risposte
    1. ImpiegataSclerata9 ottobre 2015 11:59

      errata corrige, finiva con:
      anche tutto l'anno se gli pare.

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  2. Una volta presa l'abitudine è dura cambiare, con buona pace dei commessi. Se io per anni posso andare anche il 25 dicembre mattina a comprare l'ultimo regalo di Natale per la zia che all'ultimo minuto mi ha invitata a passare per un caffè mi incavolo se poi l'anno dopo lo stesso negozio lo trovo chiuso.
    Per i negozi con solo il titolare la penso come Impiegata Sclerata.
    Elisa

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