sabato 24 novembre 2012

Mai troppo presto II: c'è poco da aspettare?

Continua il post amarcord...

 Stavo ancora macinando sul discorso dell'estinzione della razza umana, di cui si parlava qualche post fa e che ha portato anche movimento a casa Mana.

 Ragionavo: Estinzione della razza umana, crollo del sistema attuale, per mancanza di risorse.
Ma, serve sul serio essersi mangiati fuori tutto? Bisogna arrivare tanto in là?

 Me lo da da pensare l'attuale crisi economica: si, sapete quella cosa che non c'è, che ne stiamo uscendo benissimo, che non c'è problema, che un colpo di spugna, buttiamo via la sicurezza, la libertà, la dignità e riprendiamo ad intraprendere più bravi e più furbi che pria?
 Quella che va tutto benissimo, siamo pieni di segni positivi, percento di qui, percento di là, mica mai si faccia un confronto su quale era il valore assoluto pre-crisi?
 Ecco, quella crisi lì.

 Orbene: magari qualcuno non ha notato, ma il sistema industriale mondiale ha fatto patapunfete semplicemente perché è crollato un castello di carte, mutui, bolli e roba così.
 Brutta roba, certo. Criminale. Ma niente di tangibile.
 Un giochino di prestigio contabile ha fatto i danni che sappiamo – e son convinto che non li abbiamo ancora visti tutti, quelli grossi – e non s'è capito bene come si rimetterà in pista il tutto.
 Per, ripeto, un gioco di cambiali.

  C'è quindi da aspettare che finisca il petrolio, per vedere veramente la Società Occidentale che va a puttane?
 Che, siamo chiari, il petrolio costa, ma da fabbro e metalmeccanico posso testimoniare che il rame ed il ferro sono aumentati nel giro di cinque o sei anni del 130% o più. Vuol dire più del doppio.
 Il ferro tiene assieme il mondo, trovare qualcosa in cui non c'è ferro.
 Rame vuol dire ottone e bronzo: ottone vuol dire rubinetti e valvole, tutta roba che serve.
 Rame vuol dire roba elettrica, qualunque roba elettrica. Tutta l'accidente di fottuto sistema si basa su roba elettrica, se non l'avete notato.
 Il che non impedisce ai lattonieri di usare rame allegramente per fare grondaie e converse – il rame è l'ultimo grido, per il tulè à la page, la lamiera zincata al va no.

 Aumenti di ferro e rame che sono stati assorbiti, con pianti, sangue e stridore di denti dalle ditte e dal sistema – quanto avranno influito i debiti per materia prima sul patapunf del credito?

Ora il mio dubbio è che si sbagli a fare i conti su quanta autonomia abbiamo in ferro, rame (petrolio, grano, chinotto). Non dobbiamo arrivare a finire niente, non serve arrivare al punto in cui non ce n'è più, non importa quanto paghi e cosa mi dai in cambio.

Quello che mi fa rabbia, in tutto questo, è che quel rompiballe di mio papà ha comprato ed usucapito prati e boscacci inutili, e tra le scuse c'era anche “metti che viene una guerra”. Mente acuta, mio papà. Fine pensatore.
 Sta a vedere che aveva persino ragione.
 Ecco, questa è una cosa che non mi va tanto giù.
 Sarebbe quasi da salvare dall'estinzione la razza umana tanto per fargli dispetto. O estinguere lui prima che possa aver ragione.
Tra le due, opterei per la seconda.



Paolo, 25 Giugno 2010 - 16:10, scrive:
Gioco di cambiali, scommesse perse... fa' un po' tu:

http://crisis.blogosfere.it/2010/06/gli-usa-lo-spettro-del-defaul-gli-zombies-ed-il-thriller.html


Paolo



Paolo, 25 Giugno 2010 - 16:17, scrive: Leggo solo adesso la seconda parte del post: giustissimo -  e misconosciuto - il riferimento alla situazione delle materie prime.
E comunque, se ha ragione tuo padre, dovrà munirsi di armi e filo spinato per difendere le sue 'proprietà'...

P.



Locomotiva, 25 Giugno 2010 - 19:08, scrive:
A margine del discorso, 'sta cose delle proprietà, potrebbe essere un interessante discorso sociale.

Che terreni e boschi sono in una valletta laterale, relativamente povera ma chiusa.
Se eventuali sopravvissuti riuscissero a mettere assieme una comunità unica, le vie d'accesso potrebbero essere difese dalle incursioni e si potrebbe creare una piccola economia di autoconsumo.

Se invece pravele la mentalità attuale, e le teste come mio padre, saranno tanti grovigli di filo spinato e l'impossibilità di coprire ognuno il proprio piccolo confine...



Davide Mana, 26 Giugno 2010 - 09:56, scrive: È probabile che prevalga la mentalità più chiusa.
Se infatti è vero che culturalmente sono cinquant'anni almeno che ignoriamo i segnali d'allarme, sono anche cinquant'anni che ci insegnano attivamente che ogni forma di solidarietà e collaborazione è per gli sciocchi.

Poi, grazie al cielo non è così dappertutto - ma si tratta comunque di una mentalità dominante.
Ed hai ragione - spero che le cose prendano una piega migliore solo per rovinare la festa a tutti quei nichilisti di piccolo cabotaggio della generazione dei nostri padri, che hanno sempre solo predetto sventura e nn hanno mai fatto nulla di buono per evitarla.

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