domenica 14 ottobre 2012

Pane e capre.

Samit di IfYouLoveme
Creative Commons con attribuzione
 Non so se la capra è la capra o è mio Papà.

 É una settimana che Papà conta quanto pane passa per casa, quanto ne compra mia Mamma, quanto se ne mangia, quante pagnotte sono in freezer, quante si possono scaldare.
 Apre sacchetti, controlla cassette, conta fette.
 A casa dei miei si mangia il pane di ieri, sotto forma di pagnotte affettate: mai che mia Mamma compri meno pane per finire oggi quello di ieri e mangiare domani quello comprato fresco.



 Ma fino ad una settimana fa, questa anomalia spazio/tempo del pane di ieri era normale: adesso, parossismo.
 Quanto pane, ma dove, ma come, ma quando, ma dov'è la mezza pagnotta che era affettata in tavola a pranzo?

 C'è voluto un momento a scoprire l'arcano.
 A scoprire cioè che la Nonna ha scoperto in garage il sacco del pane della capra.

  In sunto, mia Mamma conosce una Tizia Alternativa che fa l'eremita su un monte, senza luce, senza telefono, e in splendida solitudine alleva capre.
 Mia Mamma raccoglie il pane avanzato, quello comprato l'altro ieri, messo in tavola ieri affettato, diventato di marmo oggi, e lo mette in un sacchetto di carta per le caprette della Tizia.
 Solo che a) la Tizia scende raramente dal monte a recuperare il pane e i sacchetti di carta si accumulano e b) altra gente raccoglie il pane per le stesse caprette e l'Alternativa non può fare il giro di tutti per prendere tre pagnotte secche da ognuno, le rare volte che scende a valle.
 Totale, com'è come non è, il pane secco di mezza cittadina finisce in un grosso sacco nel garage - che mia Mamma ha posto, la Tizia Alternativa passa di qui perché sua mamma è amica di mia Mamma dai tempi dell'asilo, eccetera.

 Mio Papà, sobillato dalla Nonna, si è convinto di pagarlo tutto lui, quella montagna di pane.
 Coi suoi soldi.
 Che mia Mamma congiuri di sperperare i pochi denari -contati, contatissimi- che mio Papà mette in casa in pagnotte, michette e filoncini di varia forma e provenienza per sfamare a sbafo torme di capre autogestite.
  E sta dando fuori di matto.

 Nota a margine. Dopo quarantuno anni di pane di ieri, da che sono quissù mangio pane di giornata, quattro pagnottine freschissime ogni dì. E alla capra non avanzo niente.

9 commenti:

  1. ImpiegataSclerata14 ottobre 2012 15:31

    Andano per esclusione la capra non è la capra.

    Marò la nonna impicciona e il padre pigna....

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  2. Sembra che veniamo dalla stessa famigli, dacchè anche in casa mia si mangiava pane staginato, e quello fresco in attesa. E poi a me compravano vestiti troppo larghi che non potevo mai mettere che sennò li sciupavo, e ora in armadio ci sono ancora, dacca prima comunione alla cresima, e non ho posto per i vestiti che uso adesso che ho 30 anni...

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    1. quello dei vestiti mi manca, in effetti.
      Nessuno è perfetto.

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    2. Ma povere caprette!!!!!
      Ma almeno la tizia alternativa un po' di formaggio o ricotta di capra ve lo regala?
      Sennò ha ragione il papà :-p
      La storia di non mangiare il pane fresco di oggi per finire quello vecchio del giorno prima era tipico della mia nonna, fino a quando non ho trovato una vicina che aveva una specie di canile e lo usava per il pastone dei cani.
      Elisa

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  3. Quarantuno anni di pane raffermo sono una roba da vietare tramite la Convenzione di Ginevra.

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  4. Chiavi di ricerca Novembre 2012
    Pane secco alle capre

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  5. Chiavi di ricerca, gennaio 2013
    Capre mangiare pane

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  6. Chiavi di ricerca, febbraio 2013:
    Il pane lo mangiano le capre
    Le capre possono mangiare il pane
    Le capre possono mangiare pane

    Chiavi di ricerca, aprile 2013:
    pane secco alle capre

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