venerdì 24 febbraio 2012

Locomotiva's War memo XV: i tortellini sarebbero in brodo, però...

 Invidia profonda: il post Michelin (Non l'omino) di Carla Clara la Viaggiattrice (errore di sbaglio ci fu, faccio ammenda e scrivo cento volte Clara la Viaggiattrice, Clara la Viaggiattrice, Clara la Viaggiattrice, Clara la Viaggiattrice, Clara la Viaggiattrice, Clara la Viaggiattrice...)

 Dicevo: il post Michelin (Non l'omino) di Clara la Viaggiattrice mi ha stimolato le sinapsi, oltre che i succhi gastrici.
 Fine del secolo XX, lire (poche) in tasca, agosto - sulla Cisa, la statale da Parma a La Spezia, per scollinare gli appennini e raggiungere uno sbocco al mare senza passare per gli imbottigliamenti delle autostrade - e, perché no, curiosare un po' in giro.
 Mezzogiorno e mezzo, un paese sperduto nella bassa parmense, anonimo, senza un'anima in giro: caldo, afa, il rumore di forchette che rimbomba dalle finestre aperte come quando Don Camillo faceva il digiuno.
 Il bar-ristorante, col portichetto e due tavolini.

 A vederlo, sembra il bar Sport: bancone laminato finto-noce, scuro - Credo ci fosse anche la Luisona, a completare il quadro.
 E, parlando di quadri: il corridoio e la sala da pranzo letteralmente tappezzati da tele in cornici pesanti, ritratti e paesaggi di quell'affettuoso cattivo gusto del pittore dilettante.
 Insomma, ci aspettiamo una cordiale, casareccia, grassa trattoria emiliana - che ci andava benissimo.

 E invece ti arriva il Mago.

 Era indubbiamente un mago: frac, cravattino, gemelli.
 Con una abile mossa estrae dal mazzo due cartelline in cartoncino crema, con la lista in corsivo inglese tenuta da uno spago rosso e comincia ad informarci con molto aplomb e in un italiano misurato e senza accento che lo chef ha questo, che gli è appena arrivato quello, che si permette di consigliare...

 Mi dici, ah, beh, un cameriere, allora.
 No, è decisamente un mago.
 Perché mentre disquisisce di pasta fatta in casa e di condimenti, fa il numero.

 Ha in mano una grossa brocca in vetro con un beccuccio, piena di un bianchino aperitivo.
 Parlando amabilmente, guardandoci in faccia, impassibile, senza minimamente curarsi di quel che fa, comincia a versare il vino nel bicchiere, partendo da una spanna dal tavolo e allontanando la brocca fino a portarla alta sopra la sua spalla, con uno zampillo arcuato di un metro.
 Con un discreto colpetto di polso, tak, il getto si interrompe, e voilà: bicchiere pieno, non una goccia in giro.
 Ripete il numero per l'altro commensale con me, zampillo in crescendo rossiniano, balisticamente perfetto, continuando imperterrito a sciorinare piatti e consigli.

 E poi butta lì la chiusura: 'i tortellini sarebbero in brodo, però (pausa. scende di un tono) se li vuole con la panna...' Proprio perché sono io, insomma, mi farebbero un eccezione ad personam.

Scopro che lo strumento del Mago per il suo numero è un
 El Porron catalano, qui dimostrato nell'uso normale con un
minimo di grazia da una cuoca amatoriale britannica.
(cercate delle immagini: trovate solo baffuti in maglietta)

  L'intento del Porrò è di condividere 'igienicamente' (!?!) un
solo contenitore tra commensali senza toccare il vetro con
le labbra, versandosi ad arco il vino direttamente in gola.
 (e non nei bicchieri come faceva il mio mago)
  Mentre il Mago fluttua qui e la coi piatti ed i cestini del pane, appare un vecchio alto, ossuto, con il bastone, che ci viene ad intrattenere.
 Austero, ma gentile: quei personaggi che meritano rispetto per la sola presenza.
 É il Padrone: ci intrattiene mentre spignattano in cucina. Racconta che ha fatto la guerra lì, è veneto ma ha preferito restare e prendere la locanda (dove ha dormito D'Annunzio) e che i pomposi 'maltagliati con crema di borlotti' che ho ordinato altro non sono che sana e plebea pasta e fagioli con una bella cravatta.
 Sarà anche, ma c'è della maestria nel piatto che il Mago mi porge poco dopo. Pepata e saporita ma amabile, cremosa senza essere appiccicaticcia, soda eppure leggera.

  A sentire il Padrone, vuole la vulgata che i maltagliati fossero fatte dalle perpetue, che tagliavano appunto male la pasta perché infastidite dai parroci che tentavano di infilargli le mani sotto alle gonne.

 Tra il primo ed il secondo, il Padrone riappare con un tagliere e ci offre, personalmente e con tutto un cerimoniale, un assaggio di culatello illegale - diceva, in giro c'è solo culaccia oppure roba fatta 'a norma' (nobile sopracciglio alzato per entrambi).
 Aveva, sul tagliere, anche un pezzo di cotal volgare mercificazione propinata al minuto volgo per renderci edotti della differenza - ci fa assaporare prima questo bieco prodotto comemrciale.
 Il culatello del Padrone usciva di frodo da una cantina clandestina non piastrellata, -ci raccontava - entro la fascia di un chilometro dall'argine come vuole la tradizione - e nel frattempo incideva come un chirurgo il mistico involto ricavando impalpabili ostie del prezioso Suo Tesoro e rendendoci partecipe del Mistero Del Sacro Salume.

 Sarà che siamo mostrati adepti promettenti, avendo noi accettato con sobrio entusiasmo il Vino della Casa, un Lambrusco d'origine estremamente particolare, ed avendo prestato orecchio attento al salmodiare del Mago sull'albero genealogico del Parmigiano (pronunciato con la P maiuscola) del ripieno, sulla discendenza alto-toscana della lacrima d'olio (verde, spesso, asprigno) che guarniva la crema di borlotti, eccetera. Anche i tovaglioli avevano un pedigree, se non ricordo male.

 L'Uffizzio del Culatello riempie la (breve) pausa che passa tra la fine dei primi e la materializzazione del mago in frac col secondo. Oppure era l'estasi da culatello illegale, non so. Mai visto più nulla di simile.
 I secondi non ricordo bene, era un trancio di pesce, rosolatino e croccante sopra e sotto in un tripudio di erbette, con una insalatina julienne  e per me carne, rosea al centro e bruna fuori, tenera come burro, come avrei assaporato in America anni dopo.

 Spendemmo una cifra ridicola: Calcolando poi pasto più spettacolo più cerimonia del Culatello, gli avrei dato tranquillamente il doppio.
 Mi son trovato in altri locali con il nasino all'insù e i modi da Vatel, da allora, ma dietro i baffi alla Poirot si intravedeva l'ex-pizzeria che si era montata la testa.
 Il Mago e il Padrone, invece... Si sentiva il punto d'onore di scegliere ed offrire il meglio al meglio.

 Son passati quindici anni, come minimo, e ancora me li ricordo.
 Come già avevo fatto, ho provato a cercare in rete.
 Il locale credo proprio sia questo - Mai mi ricapitasse di trovarmi ai piedi della collina parmense, vado a vedere...

14 commenti:

  1. Sono LUSINGATA!! E comunque voglio il nome del ristorante... :-)

    Barbie

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  2. RETTIFICO: sono lusingata ma anche no ... COME SAREBBE A DIRE CARLA LA VIAGGIATTRICE ???????



    (se c'è una cosa che mi manda in bestia fin da piccola è quando mi chiamano Carla al postro di Clara...)

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  3. Il ristorante è l'Aquila Romana di Noceto.
    Almeno, credo: mi pare avesse, in effetti,un aquila vagamente littoria in bronzo come maniglia della porta del bar.
    Ma ammetto, non son sicuro al 100%, e col cambio di secolo la recensione non so quanto valga ancora.
    Ma, qualcuno fosse in zona, faccia sapere.

    @Clara: Errore di digitazione fu.
    Mi cospargo il capino di cenere, correggo e scrivo cento volte
    "Clara la Viaggiattrice con la L..."
    "Clara la Viaggiattrice con la L..."
    "Clara la Viaggiattrice con la L..."
    "Clara la Viaggiattrice con la L..."
    "Clara la Viaggiattrice con la L..."
    "Clara la Viaggiattrice con la L..."
    "Clara la Viaggiattrice con la L..."

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  4. Adesso ho fame pure io... e dire che avevo finito di pranzare da 10 minuti quando ho iniziato a leggere il post!! :D

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  5. ImpiegataSclerata24 febbraio 2012 13:33

    Per pranzo ho 2 yogurt alla ciliegiaaaaaaaaaaaaa.... Non è giustoooooooooooo

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  6. No, decisamente.
    Oh, non è che tre bastoncini findus (anzi, sottomarca similfindus>) frittifrittifritti siano poi meglio, eh...

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  7. ImpiegataSclerata24 febbraio 2012 19:20

    Ma no, pure i bastoncini di sottomarca no. 'nsomma!

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  8. Ma quando entri ti fanno il saluto col braccio teso?

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  9. Ammetto che, pensando allo stemma sulla porta, vedendo questo vecchio ossuto, impettito, alto e fiero che non era tornato a casa dopo aver combattuto la guerra tra Parma e La Spezia - cioè una zona del fronte tenuta dalle divisioni della Repubblica Sociale addestrate in Germania - un mezzo dubbio m'era venuto.

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  10. ma, va bene che i tortellini sarebbero in brodo.

    Ma perché a casa mia, i tortellini precotti in vaschetta (sottomarca, non quelli di Giovanni Rana) devono essere bolliti nel brodo finché non si spappolano?

    Anni ed anni a mangiare pallini di ripieno usciti da frattaglie di pasta bolliti fino alla morte.

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  11. Chiavi di ricerca maggio 2012
    Perché tortellini brodo

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  12. Chiavi di ricerca, dicembre 2012
    Porrò vino

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  13. Chiavi di ricerca, febbraio 2013:
    Brocca di vetro con zampillo

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