mercoledì 29 febbraio 2012

Diritto d'autore, censura web, lampadine e cavalli

Capitano! Per registrare un ologramma devo premere qui?
(Dal mio album deviantART - disponibile con licenza CC)
 Prima battuta di Star Whores - partiamo dal leggero.

 Perché avevo cominciato su assist di Paolo Attivissimo a  fare un discorso su Il diritto d'autore.
 Ho post a tema censura web, ma a mio modesto parere, le questioni sono due. Ovvero
COSA difendere del diritto d'Autore
e
COME difendere il diritto d'Autore

 La mia personale premessa e che c'è un diritto dell'Autore nel momento in cui è autore di qualcosa. Diritto che si estende anche a vedersi pagato il proprio lavoro d'ingegno, se lo ritiene. Quanto, quando, come, dove, è molto difficile - ma non discuto la filosofia di 'vedere cammello,  dare tappeto'.
 Come dicevo, ho aggiunto la licenza Creative Commons a questo blog e alle mie foto perché, come autore, credo di avere diritto a mettere dei paletti.
 Paletti traballanti, dato che la bestia Creative Commons è ancora parecchio informe - in senso puramente legale, dato che siamo fermi ancora all'epoca di Gutenberg, come dico sotto.
 Ma paletti, quantomeno teorici: questa roba è mia perché l'ho inventata io. Poi non sono uno di quei testoni come mio Papà che 'mio, mio, mio, vietato l' accesso', condivido volentieri una copia se la vuoi, basta un gentlemen's agreement e un minimo d'educazione.

 Perché abbiamo appena passato un punto di non ritorno storico, il terzo, del lavoro d'ingegno: dopo l'invenzione del segno come rappresentazione dell'idea e l'invenzione della stampa, adesso siamo a Internet.
 Per dire, il cinema è solo evoluzione della struttura industriale che ha 'la macchina' per produrre, riprodurre e vendere il lavoro d'ingegno dell'Autore. Una torchio di Gutenberg all'ennesima potenza.
 La radio, il disco, la fotografia è tutto fase due: l'ingegno prodotto 'fisico' uscito da macchine industriali e venduto come fosse padelle o materassi.

 Oggi 'la macchina' l'abbiamo in casa tutti: io, in questo momento sto comunicando al mondo questa mia opera d'ingegno dalla scrivania di camera mia, e non c'è una 'industria.delle idee' in mezzo.
 C'è una industria del bit - che esiste a prescindere da cosa ci sia nel bit, l'opera d'ingegno di chicchessia, una fattura o l'oroscopo dei nati sotto l'Ariete.
Il mistero del cadavere scomparso Poster
Da IMDb

 Ed ecco che l'intero paradigma va a rotoli: non ci sono più fatture e bolle di consegna, contratti e diritti, agenti e promotori, l'intera filiera commerciale salta.
 É possibile il rapporto Autore - Fruitore, diretto su un terreno non gratis, ma neutro. Ed è ancora da scoprire una filiera commerciale nuova, con un modello nuovo e per opere fruite in modo diverso.
 Una volta al massimo potevo sottolineare un libro o disegnare i baffi a Topolino (rigorosamente con una pelikan punta fine), ma poi al cosa finiva lì, sul mio scaffale.
 Oggi con un po' di voglia posso fare un film montando pezzi e bocconi come Il mistero del cadavere scomparso e postarlo su youtube.

 E quindi quali diritti dovrebbe avere l'autore dell'idea immateriale - e quali chi quest'opera l'ha trasformata da idea a prodotto - è un enorme punto di domanda.


 E quindi COME difendere il diritto d'Autore?
 Gli autori che hanno già venduto e vendono tramite industria, spesso, tacciono. Lasciano che sia chi 'stampa' le sue idee a parlare - in fondo, i soldi degli autori per ora escono da lì, quindi mutismo e rassegnazione.

 La risposta dell'industria è stata 'negare, negare, negare'.
 Credo che anche i produttori di candele abbiano urlato alla crisi, alla perdita dei posti di lavoro, alla qualità scadente, alla pericolosità di quella brutta roba che è la lampadina e l'elettricità.
 E ci deve essere stato qualcosa di simile quando la filiera commerciale di stalle, sellai, maniscalchi del trasporto su zoccolo ha visto arrivare l'automobile.

 Non sono chiacchiere oziose tra il libro cartaceo e l'e-book (il profumo della carta, ehh, ahh, ohh, il vinile è più caldo, vuoi mettere la penna d'oca) - Anche se l'Industria è tarda parecchio anche in questo.

 Aggiungo, non sono che 'eh, ma un euro per 'sta roba qui, per quello che gli costa farlo' - vedo il lato industriale, produttivo, dal costo della ruspa che mette giù i cavi del server al fonico che registra.
 Son poche (nessuna?) le opere d'ingegno che escono formate, pronte all'uso, come Atena già adulta ed armata dalla fronte del padre-Autore, senza bisogno di una 'burocrazia' che segua i dettagli.

 Però, la difesa è Ancien Régime: il gendarme dietro ogni rotativa digitale, la chiusura, il venditore di bit responsabile, sequestri, punizioni, censura.
 Impediamo che mettano i fili, tassiamo i venditori di benzina, impediamo di usare le strade, impediamo che si chiudano le stalle ed i maniscalchi.
 SOPA, PIPA, HADOPI, gli emendamenti Fava (nomen omen?) e precedenti dall'AGCOM all'on.Carlucci con la legge "antipedofili" eccetera, il giudice di Belluno che oscura tozzi di rete, i vari DRM bucati cinque minuti dopo l'annuncio, volendo anche il tentativo 'soft' di lucchettare le macchine nelle preveggenze di Doctorow.
 Come se fosse possibile, tecnicamente, di rimettere il genio nella lampada e tornare al vecchio sistema con le Major che vendono e il cliente che compra, guarda e appoggia sullo scaffale.

 La CURIA,  la Corte Europea di Giustizia sta analizzando l'ACTA, l'Anti Counterfeiting Trade Agreement,
per capire se l'impianto culturale di bloccare, chiudere, censurare, impedire vadano a ledere il diritto del singolo - nonché della neutralità della rete e il diritto a commerciare bit senza essere responsabile del contenuto.
 Con tutte le conseguenze della censura - e del problema centrale di cosa si censura e perché in base al diritto di chi di avere che cosa.

Insomma, si evita di discutere il punto chiave: cosa è il diritto d'autore adesso cercando di applicare la proprietà esclusiva di tutto in tutte le forme.
 Ecco che, i Creative Commons sono un embrione di idea di quello che potrebbe essere il domani, quando non è più solo la grande industria a portare l'opera dall'Autore all'utilizzatore.

4 commenti:

  1. Io faccio un discorso terra terra: se i brevetti sui farmaci scadono dopo 10 anni, il diritto d'autore non deve durare di più.
    Vuoi mettere i costi (di ricerca) per creare un farmaco nuovo con quelli per scrivere un libro o una canzone o un film?

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  2. concordo con dalle8alle5 però con un distinguo: almeno la citazione del 'creatore'.
    è quello che a me dà fastidio: la mancata citazione.

    RispondiElimina
  3. Credo che anche qui i discorsi siano due:

    Dal basso, che l' "utilizzatore finale" dell'opera non si comporti come quelutilizzatore finale e pigli gratis facendo finta di non sapere i soldi che giravano dietro.

    Una questione di civiltà di educazione: esiste un'opera, esiste un autore.
    'uso' l'opera, riconosco all'autore il merito - e quello che chiede, se chiede qualcosa.
    Se l'Autore chiede troppo, piglio qualcosa d'altro.

    Dall'alto: per le produzioni industriali, ci sono dei costi vivi.
    I film non si girano gratis.
    Quindi non è sbagliato che una ditta che investe per produrre un film abbia per un periodo la possibilità di rientrare nelle spese e guadagnarci, come ogni attività imprenditoriale.
    Certo,sarebbe da fare dei distinguo di tempo: cioè, i primi anni la puoi vendere cara, ma poi man mano la quota che ci fai sulle repliche cala - resta magari il diritto all'autore, quello si, ma molto meno il diritto dell'industria di continuare a guadagnarci.

    Son discorsi complicati: ma son discorsi che l'industria non vuole mai fare. E che a noi 'utilizzatori finali' fa comodo non fare perché in fondo rubiamo ai ladri.
    Dimenticandoci tutti che, li in mezzo, c'è anche un Autore.

    RispondiElimina

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