domenica 29 maggio 2011

Gli svizzeri non più atomici ed il silenzio

Paesaggio alpino con centrale nucleare.
Manca giusto la mucca pezzata in primo piano
 Tre giorni fa, il Consiglio Federale Elvetico ha deciso l’abbandono graduale del nucleare - Decisione chiara e secca, come la sambuca.
 Titola La Stampa: Svizzera, l'atomo andrà in pensione

 Gli svizzeri, che le centrali nucleari le hanno già, han messo giù un piano per spegnere quelle esistenti, non costruire le nuove centrali previste dal 2007 ed investire per far saltare fuori l'energia da altre fonti.

 Con i reattori esistenti che forniscono il 40% dell'energia necessaria alla Confederazione, non è un piano da poco:  verrà spalmato nel tempo, con la prima centrale che finirà la vita operativa nel 2019 e l'ultima chiuderà definitivamente nel 2034.
 E non a costo zero: il governo prevede un costo tra lo 0,4 e lo 0,7% del PIL, nuove tasse per pagare l'ammanco (che il 63% degli elvetici è disposta a pagare), e addirittura un rientro dei combustibili fossili (gas e cogenerazione) e conseguente inquinamento, se necessario all'indipendenza energetica nazionale.

 Ma, fatti i conti della serva da qui ai prossimi quarant'anni, gli svizzeri son convinti che costruire un impianto sicuro post-Fukushima costerebbe troppi soldi, e non conviene. Che lo svizzero guarda al franco.

 Qualcuno ne ha sentito parlare, qui in Italia? No? Ohmaccomemai?

6 commenti:

  1. I tedeschi decisamente più convinti, spengono le centrali entro l'anno, a parte tre che resteranno fino al 2022.
    DA Il Corriere.it
    Sembra, però una decisione più estrema e "di pancia" che il freddo calcolo elvetico.

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  2. Io ne ho sentito parlare solo su altri blog. E gli svizzeri i conti li sanno fare bene, molto meglio di Scajola e compagnia.

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  3. Ne ho sentito parlare stamattina per la prima volta in un TG. WOW! -__-

    ImpiegataSclerata

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  4. Adesso che lo fanno i tedeschi, e con una cosa così drastica, sta passando un po' di più.

    Ma, appunto, la decisione ponderata e calma degli svizzeri per una uscita ragionevole e "morbida" - che non si presta a critiche per l'isterismo post-Fukushima- si sente ancora poco.

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  5. Noi in Italia andiamo in panico a smaltire rifiuti normali, figuriamoci scorie nucleari. Fra l'altro, e' curioso che ora non si sentano piu' quelle persone che dicevano "il nucleare e' sicuro". Sara' un caso... :)

    Ps: Casomai ti interessasse come sfondo del desktop... Star Wars Lego black and white Stormtrooper Keyboard. :)

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  6. Io come sfondo ho la battaglia di Yavin, da anni.

    Non so, qui in provincia abbiamo una delle centrali nucleari dismesse, abbiamo treni che continuano a portare dentro e fuori dalla Francia materiale da processare. E la sicurezza e parossistica.
    Anche perché ogni tre per due ci sono i rompimaroni di greenpeace che cercano di fermare il convoglio.
    Tutta roba che finisce solo sulle pagine locali de La Stampa, niente di che a livello nazionale.

    E, va notato, la centrale l'han spenta nel 1987 e non abbiamo finito ancora adesso di smontarla. La roba va in Francia, viene "distillata", e ritorna qui a Saluggia solo la frazione di scoria da stoccare.
    Che Saluggia è il centro stoccaggio "provvisorio" - e si sa che non c'è niente di più definitivo delle cose provvisorie, in Italia.
    Arrivano fior di contributi per la "compensazione nucleare": delle volte anche a anche a chi, come noi, sta dall'altro capo della provincia.

    É quello che l'idea balzana italiana del 1987 e tedesca oggi di spegnere le centrali, non credo sia una soluzione: comunque ci metti trent'anni a smaltire una centrale - ed in più perdi il capitale e la redditività che hai investito.
    Gli svizzeri hanno anche loro già una centrale che è spenta da anni ma ancora lì com'è, che non san bene come smantellarla.

    Per questo, è interessante la ragionevole soluzione di ammortare la spesa nucleare e lasciar perdere i nuovi reattori approvati nel 2007 e in realizzazione dall'anno prossimo, senza strappi ma spostando man mano verso il risparmio energetico, le fonti alternative, l'idroelettrico eccetera.
    Che vuol dire tasse, vuol dire far la faccia dura ai vari comitati "no diga" quando si tratterà di fare nuovi invasi, vuol dire bruciare gas o carbone in centrali, abbatterne l'impatto e allo stesso tempo far abbattere ancora di più le emissioni all'industria in genere per controbilanciare la CO2 emessa delle centrali elettriche per stare nei parametri di Kyoto o giù di lì.

    Pare una scelta ragionata, ragionevole e coraggiosa - una scelta di chi ha in mente una politica e la porta avanti sapendo benefici e conseguenze.

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