lunedì 21 marzo 2011

Chiamate quelli de "lo Sporco Impossibile"

 C'avete presente quelle pubblicità che arrivano, spruzzano  il prodotto, passano lo straccio e vedi la striscia pulita nello sporco.
 Ecco, io vorrei vedere questi personaggi alle prese con la casa in cui sto lavorando adesso.

 Sto lottando con una cremonese: che non è un'abitante della città dei liuti e del torrone.
Dicesi "cremonese" la maniglia delle finestre, quella che giri il pomello e si muovono le aste.


 Il punto è che 'sta cremonese si è rotta all'epoca dell'ultimo governo Prodi, a casa di un vecchietto vedovo da una decina d'anni.
 Anche un bravo omino, poverello, un po' acciaccato, gentile, vagamente rinco.
 Uno di quelli che stanno lì a raccontarti dei loro esami all'uspidàl, e te si che sei dal'mistèe,  - e ripetono ogni tre per due ma ìì pàcc ed in effetti che pagano pronta cassa.

 Ma questo omino vive accampato da solo in questa casa che non è stata più pulita al giorno del funerale, ho idea.


 E non scherzo. Dentro c'è una puzza di rancido, sudore che fa concorrenza con le ferrovie polacche.
  Il fornello è coperto da uno strato di unto vecchio, padelle bruciaticce e uno strato di patacche sopra patacche.
 Tutta la casa è nera di fumo e polvere, le ragnatele sono nerofumo, le pareti grigiastre, dalla stufa a legna. Legna che è ammucchiata un po' dappertutto, in cucina, sotto al televisore, in corridoio.
 Le tende ho il sospetto che fossero bianche, dieci anni fa: adesso sono verso il caffèlatte, più caffè che latte.


 Senza contare il caos di roba ammucchiata ovunque, stracci, cartoni, cassette, prolunghe, vestiti, l'olio per il fucile da caccia, piatti, tazze, fotografie ingiallite ed impolverate.
 C'è qualunque cosa, in quella casa, a parte una scopa. O se c'è, non l'ha usata da un pezzo.

 Comunque, ho finito ora di cambiare una cremonese sostituita l'altra cremonese mancante con un'altra maniglia - un taccone di improvvisazione che McGyver mi fa un baffo.
 E che lui non lavporava in apnea, tzè: io nel dubbio ho fatto che togliere le porte per montarci le maniglie, anche se avrei potuto lavorare anche "da su".
 Così un po' d'aria entrava, in quella casa.
 E ho messo da lavare tutti i vestiti appena rientrato a casa, che sentivo ancora quel sentore di rancido addosso.

 Venerdì, vado a cambiargli anche le cinghie delle tapparelle: se tanto mi da tanto, troverò dentro i cassonetti un giapponese che non sa che è finita la guerra.
Che faccio, gli spiego cosa sta succedendo adesso in Giappone, o lo lascio nel cassonetto?

3 commenti:

  1. Lascialo nel cassonetto, serve come vedetta per eventuali futuri guasti.
    E suggerisco per la prossima volta una maschera antivapori organici da mettere con una tuta di quelle bianche, usa e getta, di carta.

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  2. Dici che un'eventuale giapponese nel cassonetto non è già morto da un bel pezzo per le esalazioni pestifere e che lo trovi ancora vivo e vispo?

    ImpiegataSclerata

    RispondiElimina
  3. Ideona! Quando ci torni ti potresti mettere un Arbre Magic al mango/papaja appeso sotto al naso... O dici che quello al pino silvestre non è troppo eccessivo?

    ImpiegataSclerata

    RispondiElimina

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