sabato 27 novembre 2010

Locomotiva's War Memo IX: Grado e (foto)ricostruzione

Da www.graficainlinea.com
  Il periodo non è del migliori, ma è da un po' che rimugino un post del genere ma non lo scrivo.
  Il primo cortocircuito era stato per il post su Torino che splinder si è mangiato.

  Oggi, approfittando della giornata semifestiva, delle notizie sul contributo al terremoto di trent'anni fa e le memorie della Blasi terremotata, dell'arrivo della neve (Sé, sé, Ganassa-Ganassa, cinque centimetri) e del complotto internazionale (Bwahahaha - Contrordine compagni, già smentito, non l'hanno mica detto), vado a provarci.

  Ridotto in pillole: mi chiedo quanto io effettivamente ricordi e quanto sia semplicemente una derivazione, ricordi di ricordi.
  E mettere sotto alla tag di memorie che non si ha memoria è un punto di partenza interessante.

  Uso una convenzione grafica: in corsivo blu le cose che so, in corsivo rosso le fonti derivative - intendo cose raccontate, foto, o successivi passaggi.
  Si vede come, di blu praticamente non ce n'è.

  1980 - l'anno della vacanza orribilis.


  Noi, famiglia piccoloborghese del Nord-Ovest, si andava al mare a Pietra Ligure, alla pensione Casella.
  O almeno, così vuole la leggenda familiare, che nell'album di foto di famiglia ci sono foto su una spiaggia di sassi a Diano Marina.
  Comunque, Per noi mare era la Pensione a Pietraligure: tanto che si ci siamo finiti ancora moltissimi anni dopo, per una gita al mare autunnale non so per che motivo.

  Papà ci portava giù, e poi tornava su a casa a lauràlauràlaurà, per poi recuperarci alla fine dei quindici giorni.
  Non ricordo di preciso se lo faceva sempre, ma spesso lasciava la macchina posteggiata in Liguria, e prendeva mille treni per tornare su, e poi tornare giù.
  Perché, non so.
  Insomma, Noi si faceva le ferie tranquilli. Tranne nel 1980.

  Quell'anno, vai a sapere perchè, finimmo ad affittare una roulotte in un grosso camping a Grado, in Friuli.
  Il Belvedere Pineta, ho ancora l'adesivo sull'armadio.
  Io di 'sto posto ricordo solo la luce da acquario: la roulotte era nella pineta, davanti c'era la piscina con le reti coperte da teli verdi, quindi eravamo sempre in una luce soffusa e colorata.
  Non so se mi ricordo o è diventata una leggenda dopo, il mio fratello di quattro anni che aveva fatto amicizia con due bimbette bionde della stessa età che chiedevano "Taniele?" con la T tetesca - Era l'unica parola che sapevano in italiano.

  E ho una immagine di un cartoncino appiccicato con lo scotch al vetro della 128 verde, quello dietro dove ero seduto io.
  Forse me lo ricordo perché, anni dopo in un altro campeggio, mio papà chiese "la roba da attaccare" ed ha discusso un po' prima di capire che lì non c'era il passi per entrare - gli avevano offerto un adesivo promozionale, perché non capivano cosa voleva attaccare su.

  Già, la 128 verde prato: quell'anno il papà non ha preso il treno, è rimasto lì anche lui al mare.
  E visto che mio papà al mare si annoia, c'era solo da leggere il Gazzettino, e la laguna era sporchina di alghe,con grande delusione delle pampine tetesche, Taniele non c'era mai. Era sempre sulla 128. E anche io.

  Io il Friuli l'ho rivisto molti anni dopo, quindi non so se le immagini di Aquileia, Redipuglia e del Castello di Miramare siano di allora o del secolo XXI.
  Ho il fondato sospetto che i ricordi dei sassi bianchi a Trieste siano stati ricostruiti su un racconto di Guareschi (il viaggio dalla Garoda all'Elba, Ritorno alla Base) - Sono sicuro di ricordarmi le foto fatte a San Giusto nell'album di famiglia, ma non di esserci stato.

  L'unico altro ricordo che ho, e che è quello centrale, è Gemona.
  1980 - Quattro anni scarsi dal terremoto. Papà ci ha portato a vedere la città distrutta.
  Tutto quello che mi ricordo è una valle piena di rottami, con in mezzo un condominio aperto a metà.
  Si vedevano dentro le stenze, la carta da parati, come una casa di bambole: qusta cosa storta e mezza crollata in mezzo ad un mare di sassi.
  Credo ci fossero anche un sacco di ruspe: avevo la fissa per le ruspe, a quella età. O così dicono.

  Le foto dell'album riportano anche le casettine di legno con i fiori davanti e il pollaio dietro, che mio papà e mia mamma citano sempre ad ogni disgrazia (ecco, vedi questi che piangono contributi, mica come quelli di Gemona)
  Ho cercato su internet, la foto di 'sto condominio: non c'è. E nell'album di foto si vede, ma è molto meno epica di quello che mi ricordo io.

  Ah, e non abbiamo visto Venezia, che pura era lì a tiro: c'era un qualche piano di vederla intanto che si tornava, e poi non ci siamo fermati perché frettafrettafretta di tornare indietro.
  Non so se è che me lo ricordo, o me lo immagino conoscendo meglio il personaggio.
  So, per prova provata, che a Venezia non ci sono mai stato.

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