venerdì 20 agosto 2010

Rientrati, con sbandata

 Rimesso piede in Italia - ahimè.
 Il sole ed il clima tropicale mi hanno quasi fatto fuori, ma mi hanno anche salvato la vita.

 Ovvero, in questi otto giorni ad Orlando, eravamo schiavi di un "trolley", che in realtà era un autobus ricostruito per sembrare un vecchio tram, ed occasionalmente della LYNX, cioè dei bus del trasporto pubblico.
 Entrambi passavano quasi davanti al nostro hotel, in varie fermate seminate in giro lungo il boulevard.
 E abbiamo passato una buona parte degli otto giorni alla fermata ad aspettare questi bus che arrivavano quando volevano, ritardavano, erano pieni fino all'orlo, saltavano fermate o ci partivano sotto al naso con una regolarità Murphiana.
 Fermi sotto ad un temporale tropicale, o fermi sotto al sole a picco e all'umidità del 93%. Alcune fermate del trolley privato avevano un microscopico "ombrellone" in lamiera, le fermate del pubblico avevano una palina con su la zampa della lince, una targhettina mignon, e alla meglio una panca sgangherata.

 Ecco che, dopo essere stati cotti otto giorni e con i postumi del giro alla Universal sotto al monsone e alla Disney sotto un sole feroce, con valigie e valigioni decidiamo di trascinarci fino alla fermata un qualche centinaio di metri più più lontana, dove si fermavano entrambi i bus, c'era l'ombrellone, due panche e un bidone della spazzatura ribollente.
 L'alternativa era andare alla piattaformina di cemento LYNX sotto al sole cocente tra le aiuole dell'entrata del resort di fronte al nostro alberghino.



 Siamo lì, a stringerci nella poca ombra, con un occhio alla foresta paludosa alle spalle e l'altro alla strada, quando passa una Pimp car, un'auto ribassata, cerchi cromati, tutta tarocca e con marmittona VROOOOM. Abbastanza comuni, laggiù.
 Questo bolide passa rombando, e appena dopo sentiamo una inchiodata: la macchinona è finita in testacoda ed si è infilata nella aiuola, con la coda perfettamente infilata tra la piazzola di cemento della fermata e la paludina al centro.

 Come ha fatto, perché, non si sa: resta il fatto che noi saremmo dovuti essere lì,  e saremmo stati con ogni probabilità all'ombra dell'unica palma li in giro, nel pratino.
  E il Macchinone ci avrebbe parcheggiato sopra.

 Splaat, due turisti in meno.

 Invece, con due sgommate, la macchina indenne zompa fuori dal prato e sparisce.
 Un minuto dopo, proprio sessanta secondi dopo, arriva l'auto dello sceriffo e si infila nel resort.
 E, coi suoi soliti cinque minuti di buono, arriva il bus che ci porta all'aeroporto.
 Fornita dalla compagna di investimenti, ecco la fermata incriminata fotografata dalla prospettiva di dove eravamo noi, scattata qualche minuto prima.
 A sinistra, l'ombrello metallico della fermata del trolley.
 Al centro, la palina con la zampa e la panchinetta pubblica.
 Da questa prospettiva non si capisce bene, ma il tubo metallico blu  è circa a metà tra le due fermate e dietro la panca, c'è una depressione con un po' d'acqua, una paludina.
 La macchina si è infilata nella fossa dietro la panca.

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