giovedì 5 agosto 2010

Locomotiva's War Memo VII: telefonino o sveglia al collo?

  Scena: Ristorante giapponese di Arona.
  Un varesotto, uno di quelle vecchietti che si son fatti la fabbrichétta ma son rimasti villani nell'animo, con la moglie imbellettata che si da un tono da sciura combatte con la cameriera, sospettoso di tutte 'ste cose strane, chiede brusche spiegazioni, paga e pretende di sapere cus l'è sa roba?
  La roba giapponese, allora, era l'ultima novità, era appena scoppiata la sushi-mania.
  E il valentiuomo, nella giacchetta e tra le occhiatacce della moglie, doveva passare 'sto rito d'iniziazione, lui che pane e salame, o la Busècca...
  un'altra decina di tavoli occupati, silenziosi.

  Ma ecco, entra Lui: L'Uomo di Mondo


  Giacca da moto, borsello a tracolla hi-tech per il portatile, salita con fare familiare la cameriera.
  Effetto "Fonzie che entra da Arnold's" per capirci.
  Il nostro, con fiero cipiglio, ordina un take away senza consultare il menù, e con tutte le variazioni del caso.

  Sicuro, informato.

  Non come il vecchio cuménda che (domanda qui e domanda là) alla fine si è fatto istradare dalla cameriera per il menù standard, ma ordinandolo alla carta e quindi pagando di più la stessa cosa che prendo io.

  Consegnata ai posteri l'ordinazione, l'Uomo di Mondo estrae il diabolico cellulare.
  Quel modello che, in quel preciso quarto d’ora della storia era il nonplusultra della telefonia mobile.
  Apribile, pieghevole, snodabile.


  Risponde ad una chiamata, apparentemente: ascolta, precisa, dirige, lancia editti, spiega. Parla di danè, di contratti, di esclusive.
  Passeggia sicuro, mento volitivo, lanciando diktat telefonici. L'imprenditoria italiana senza di lui pare rischi una glaciazione.
  S'impunta, gestisce dettagli, fa nomi.

  Ma, in mezzo ad una frase, il gioiello della tecnica si mette a suonare per telefonata in arrivo.

  Preso un momento di sprovvista, cerca il tasto giusto, s'ingarbuglia, mentre la suoneria si alza di tono.
  Abbassa la testa, si mette dietro lo scaffale
  "No, mamma,  non vengo a pranzo… No, sto prendendo qualcosa qui... Si, si va bene..."

  I giapponesi sono perfidi, e ci hanno messo altri cinque minuti per dargli un solo sacchetto di carta e non un secondo da mettersi in testa.

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