mercoledì 5 maggio 2010

Locomotiva's War Memo III: L'Urologo Volante

  Aeroporto di Los Angeles, in attesa del volo per Londra. Si torna a casa dopo la Star Wars Celebration IV.

  E spicca questo: Cinquant'anni, chierica di capelli bianchi, rubizzo, tondo.
  Braca corta, scarpa da ginnastica Hi-tech ed una stropicciata T-shirt. Mancava solo il cappellino per sembrare il grezzo villico americano.
  É accampato con un borsone abbastanza grosso da metterci un cadavere a pezzi e tre o quattro sacconi di plastica, quelli bianco traslucido che negli USA si usano per la spazzatura. Vagamente zingaresco.

  Ma la maglietta porta bene in grande una vignetta anni '40, stile tricromie d'epoca.
  Un bambino con giacchetta, cuffietta con ponpon e calzettoni, su uno slittino che sbatte a gambe larghe contro un albero.
  La scritta attorno “Non preoccupatevi, mio papà è un urologo”.

 E il nostro è per l'appunto un urologo.
 E non ha intenzione di tenerselo per se, perché è un urologo italiano.
 Primario di un ospedale del nord-est: ho nome, cognome e nome dell'ospedale segnati da qualche parte.
 Negli Stati Uniti per congressi medici.


  Gonfio e stracarico di tutte le magliette gratis che ha arraffato, nonché tutte le caramelle ed i cioccolatini stivati nei sacchi della spazzatura: ne distribuisce in giro qualcuna.
  E intanto parla a voce ben alta, in un misto di friulano ed inglese maccheronico, a questo e a quello, finché non si siede -guardacaso- vicino ad una graziosa signorina che stava leggendo per i fatti suoi.
  La malcapitata si trova 'sto tizio, seduto di sbieco a fianco, un braccio mollemente appoggiato allo schienale -la posa da Fonzie- piegato verso di lei, che le parla confidenzialmente.
  Oh, bhe, confidenzialmente: noi siamo a dieci metri, in piena vista della nuca del signor dottore, e sentiamo tutto perfettamente.

  Sentiamo che, in modo suadente, le racconta dei tre figli lasciati a casa, che era negli Stati Uniti per un convegno di urologi, che è stato via un mese, che stava negli ostelli quando non era spesato dalla ditta farmaceutica che lo invitava sempre...
  E che quelli al Check-in volevano fargli pagare l'extra bagaglio, e che lui è mica scemo (sbattendo i sacchi), in tutto mescolato ad occhiate a cosa legge la tizia, al vestito, ma che belle scarpe, che anche noi in Italia...

  Con la sicumera dell'italiano che - in quanto italiano - è uno spasso a prescindere, la fine del mondo.
  E bli, e bla, questa poverella guarda in giro, un po' ascolta un po' no, mentre viene inondata di chiacchiere – E risponde a monosillabi quando dovrebbe raccontare la sua vita a questo sconosciuto.
  Non che le lasci molto spazio, a dire il vero.

  Mi direte: il nostro la sta tacchinando? No, ha mire più alte.
  Dopo aver intortato la colombella un bel po', nella storia della sua vita aggiunge che nell'ultimo albergo in cui è stato ha lasciato un libro. E non sa come fare.
  Non è che la gentile signorina potrebbe cacciare il telefonino per recuperare il telefono senza tirare fuori di saccoccia un po' di dimes e quarters da mettere nella - come si chiama... gabina (con la G)?
  Che magari costa più che mezzo dollaro in spicci, che siamo a Los Angeles ed il libro disperso è a San Francisco?

  La tizia, un po' stralunata, cede: e il nostro urologo volante da una magnifica dimostrazione di quello che può fare un italiano con un telefonino.
  Credo che la telefonata (lunga, complicata, wagneriana) sia valsa il prezzo: spettacolo di pantomima ed arte varia. Venghino, siore e siori.
  Voce alta (che a San Francisco l'avrebbero sentito anche senza telefono), in piedi, cercando di spiegarsi a gesti tenendo il telefono col mento. Salti di tono, un inglese che neanche Benigni quando ha preso l'Oscar.

  Arriviamo all'imbarco: e qui, l'italiano in gita fase II.
  Il nostro applica la teoria della coda all'italiana per saltare davanti ed arriva al banco con tutto il suo corredo di sacchi e sacchetti che cascano da tutte le parti.

  L'hostess è gelida: il bagaglio a mano è uno. Questo ne ha quattro o cinque (oltre al borsone portacadaveri). Doveva imbarcarlo, non può portarlo a bordo.
  Scenata Lei-Non-Sa-Chi-Sono-Io, con la coda dietro che sbuffa.
  L'hostess non molla. Quella roba lì non entra sull'aereo. Ed è tardi per metterla in stiva. La butti.
  Urla, strepiti, sceneggiata, privare i figli di una decina di chili di caramelle omaggio!
  L'hostess lancia quell'occhiata, quella specie di lampo azzurrino che ha messo a posto per anni i gli italioti più caciaroni
  L'Urologo Volante non batte ciglio: ne ha incassate abbastanza, di occhiate gelide in giro per il mondo, da essere immune.
  Ha convinto a chiacchiere il check-in, ormai è punto d'onore.

  Il Sciur Dutur viene rimandato in fondo coda, traffica col borsone portacadavere, indossa tutte le magliette una sull'altra (anche se così le sforma: era uno dei punto su cui insisteva per imbarcarle nel sacco): io passo, occhi bassi, la mia borsina ina ina ina, mostrando con vergogna il passaporto italiano.
  Una mezza occhiata fulminante dall'hostess furibonda me la becco...

  Non s'è capito bene, ma ho una mezza idea che i dieci chili di caramelle siano arrivati dentro all'aereo, alla fine.
  Perché l'ho rivisto carico come uno zingaro all'arrivo che si sbracciava verso addetti vari: aveva fretta, doveva raccattare il bagaglio e andare a prendere un altro aereo, mentre noi scemi avevamo pagato per spostarci al  terminal a fianco e tornare a Linate.
  Invece lui, furbo italiano, risparmiava, prendendo l'aereo da Gatwick che parte fra 45 minuti...

  Yeah, sure, genio dei miei maroni.

  Eravamo ad Heathrow. Gatwich è dall'altra parte di Londra (che non è grossa come Pordenone, caro) e quel cartello lì dice che tra metro ed autobus ci vogliono tre ore per andare da qui a lì.
  L'ho perso di vista che boccheggiava chiedendo in giro se tre ore voleva proprio dire tre ore, se non si poteva fare prima che il biglietto non era rimborsabile e l'aereo partiva tra...

3 commenti:

  1. Cerca il nome di quell'urologo 'gentleman' e memorizzalo per bene.
    Non dovessi per caso (facendo i debiti, debitissimi scongiuri..) incontrarlo in altro luogo più impegnativo di un areoporto...
    Da fuggire a gambe levate, perché non oso neppure pensare a come si potrebbe comportare...

    Comunque, descrizione godibilissima. Chissà perché, mentre stavo leggendo, il mio pensiero correvo ad altro italico barzellettiere...

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  2. Il tipo era quello.
    Non aveva il capello asfaltato e l'accento era un po' più forte, ma c'era una certa somiglianza...

    E il nome ce l'ho segnato (meglio ce l'ha segnato la mia compagna d'avventure, che tiene tutto).

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  3. Segnato l'ho segnato prontamente per essere sicura di evitarlo in caso di bisogno. E' che non trovo quel dannato block notes disperso in camera... Uffaaaaa....

    ImpiegataSclerata

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