venerdì 10 luglio 2009

Disegno di legge 733-B (Pacchetto Sicurezza), reprise

 É straordinario come i siti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica siano creati appositamente per NON spiegare alcunchè. Vade retro minuto volgo.
  Persino il sito della Gazzetta Ufficiale mette le mani avanti e dichiara che quello che scrive non ha valore.

Il governo ha posto la fiducia, il Pacchetto Sicurezza è passato il 2 luglio, e il famoso Articolo 50 / articolo 60 del senatore d'Alia pare scomparso.
 Tra il lusco ed il brusco nel testo "provvisorio" che il Senato offre non c'è traccia di Repressione di attivita` di apologia o di attivita` illecite a mezzo internet.
 Dove, come e quando ci sia stata l'imboscata non si sa. I siti sono omertosi, sulla cosa.
 Ed è un peccato: se qualcuno si fosse alzato in piedi per dire chiaro "É un emendamento senza senso, liberticida ed inapplicabile, e va bocciato" avrebbe meritato un applauso.

  Se il senatore D'Alia se la sente, lo proponga apertamente rischiando la quarta bocciatura dalla Camera: non cerchi di attaccarlo in coda ad altro sperando che nessuno lo sgami.
 Per il resto, il Pacchetto Sicurezza prevede un sacco di cose, dai mozziconi di sigaretta ai lavavetri ai semafori, passando per le ronde: ma prende atto che un milioncino di immigrati clandestini a zonzo sono un problema, e che qualcosa era da fare.
  Che poi le cose da fare siano da far così, si può discutere.
 A mio modestissimo parere, una legge che minaccia pene terribili -in Italia- lascia il tempo che trova, e questo lo sanno benissimo sia i clandestini sia gli italiani che dei clandestini si approfittano.
 E un approccio ragionato e ragionevole (diritti e doveri) sarebbe meglio del ruggito del topo.
 Ma accontentiamoci di un topo che ruggisce: ci sono stati dieci anni di struzzi con la testa nella sabbia (dove trovino della sabbia nei salotti intellettuali o in sagrestia, non si sa).
 E, finita la settimana di tolleranza zero a beneficio dei telegiornali, saremo come prima.
 Speriamo che da questo pasticciato pacchetto escano mille regolamenti di attuazione e dodicimila circolari che, con l'aiuto di qualche maresciallo e funzionari responsabili, comincino a rappezzare qualche problema.
  Speriamo...

mercoledì 1 luglio 2009

Le strade di Manhattan, come trovo un indirizzo?

  Come si dicono indirizzi a new york allora, le strade di Manhattan sono a scacchiera, tra una dozzina di Avenues in direzione nord-sud e quasi duecento Streets. Le Streets sono divise dalla quinta avenue (cioè la via centrale) tra East e West.

  Quindi, la 34th street è una sola che va da una costa all'altra di Manhattan, solo che è detta E 34th street se ad est della Quinta Avenue (quindi dal lato dei Queens/Bronx), e W 34th se dall'altro lato verso il New Jersey.

  Un indirizzo normale è come quello italiano, cioè numero civico e via: 350 Fifth Avenue o 118 E 40th street.

  Solo che, come in Italia, è difficile sapere a che altezza è quel numero civico sulla strada, e la cosa si complica per vie molto lunghe come le avenues.
  Gli americani, pratici, di solito dicono o aggiungono "fifth av.@ 42nd street" cioè all'incrocio tra la quinta avenue e la quarantaduesima strada, così come lo schema della battaglia navale.
  Poi quello che cerchi non è all'angolo, ma lì in vista.

  Questo sistema degli incroci è usato anche dal sito dei trasporti, metro e bus, la MTA.
  Puoi chiedere al trip planner della MTA indicare numero civico e via, oppure chiedere un incrocio tra due vie, divise con la at @.

  La cosa si complica un po' a Sud di Manhattan (Greenvich Village, SoHo, Little Italy, ChinaTown, il Meatpack district, Tribeca, Wall street eccetera), dove le vie non sono numerate e perpendicolari, ma hanno un nome come in Italia.

  Molti mantengono la cosa di dare un indirizzo "all'angolo tra la Broadway e Hudson street".
  Ci va una mappa - che trovi omaggio in qualunque albergo.

  E così arrivi anche al 14 N Moore street nyc  dove c'è la caserma dei Ghostbusters.

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