martedì 27 maggio 2008

Il nucleare di Destra e l'Alternativo di Sinistra


  Oggi, preso dalla foga, argomento serissimo, il nucleare.
  O meglio, la maniera con cui il problema di affronta in Italia, che di serissimo non ha traccia.

  Ovvero: non stiamo ragionando, ma sragionando in modo politico.
  Da una parte, l'attuale governo fa una proposta che suona politicamente perfetta: finalmente comandiamo noi che siamo gente seria, serve energia, il nucleare è ovviamente energia pronta, facile, che sappiamo fare.
  Piantiamo giù cinquanta centrali e stiamo a posto.

  Il ragionamento, nella pancia dell'italiano medio, viaggia: sappiamo da anni che compriamo energia dai reattori francesi, non s'è mai sentito di centrali esplose in Francia, Spagna, Svizzera.

  Dall'altra parte, cioè gente non credibile che blatera di energie alternative, cioè di futuro verde, cioè di eco-compatibile, cioè eco-sostenibile e cioè eco-balle (che non sono quelle accatastate a Napoli da uno dei loro, Bassolino), cioè.  Come fossero "alternativi" in trip che si spinellano, in sostanza.

  Diciamolo chiaro, la colpa dei cocomeri è evidente. I cocomeri sono quelli verdi fuori e rossi dentro, per intendersi, i vari Pecoraro Scanio, gli antagonisti, i sinistri estremi, tutti quelli spazzolati fuori dal Parlamento.

  Hanno ululato di tutto, previsto catastrofi, minacciato, bloccato tutto: sono quelli che impediscono alla monnezza di essere raccolta a Napoli, so no quelli che non vogliono la TAV e preferiscono migliaia di camion che inquinano la Val Susa piuttosto che caricarli su un treno a Torino e scaricarli a Grenoble (lo fanno, da decenni, Austriaci e Svizzeri), sono quelli del no a tutto, che spaccano vetrinee fan casino, senza nessuna soluzione credibile.
  Completamente sputtanati, come credibilità.

  Uniamo agli estremisti incredibili la sinistra salottiera-radicalchic, i Veltroni&soci che ormai il contatto con la realtà l'han perso da un pezzo.
  Han chiaramente fatto cadere dall'alto delle loro sapienze, questi dottorini con la puzza sotto al naso, che è logico integrare e non punire i ROM; che i delinquenti bisogna farli uscire di galera e fargli pat-pat sul capino per redimerli; e che creare energia dalla spazzatura, o l'energia solare, o l'idrogeno, o l'eolico siano perfettamente possibili, fintantoché sono stravaccati su un divano in una casa comoda regalata dallo stato e qualcun altro gli paga le bollette.
  Avendo ampiamente dimostrato di non saper alzare un dito per farlo loro, blaterano come fosse semplicissimo far girare le centrali a cacca di piccione e osservano annoiati che piantare eliche nel Gargano sia come trapiantare i gerani che il loro giardiniere mette a dimora “in villa”.
  Solo che le eliche van benone ma un po' più in là, che qui ci vanno in vacanza e vogliono il panorama.

  Quindi, ecco il cortocircuito politico-energetico: le “energie alternative” sono di sinistra, e la sinistra non sa cosa dice. Quindi le “energie alternative” sono bubbole, o al massimo palliativi, niente che risolva.
  Mentre la destra, lei si che sa cosa fare, tiriamo su centrali nucleari e piantiamola lì di dire cacchiate.

  La realtà è diversa: basta girare per Internet per capire che le centrali nucleari sono sicure, e che quindi non “esplodono”. Le immense sciocchezze dette dalla presidente della Regione Piemonte Bresso su "rischio nucleare" sono demagogia e/o ignoranza. Punto.

  Chernobyl è stato un caso di un vecchio reattore fatto alla moda sovietica (vedi il film K19) usato da degli imbecilli. Non fa testo.
  Un reattore “occidentale” casini non ne fa. E se ne fa (vedi incidente in Giappone) comunque la frittata resta confinata dentro all'impianto stesso, non c'è fuoriuscita di niente.

  Il problema, ed il GROSSO problema, è che comunque un reattore sicuro fa di sicuro scorie che da qualche parte vanno inquattate: e che restano radioattive e pericolose un duemila anni, circa.
  Non è roba che va in giro, che appesta l'aria come la pioggia acida delle centrali a carbone, ma è roba che da qualche parte va comunque stoccata.

  D'altra parte, per le energie alternative, abbiamo piccoli impianti, adesso è nata la moda del fotovoltaico e spuntano pannelli ovunque (la tecnologia è matura, ormai) ma in totale non danno i Gigawatt che servono, ci sono un sacco di studi come quello indicato in Nel Blog Parossismi, il THOR del CNR per cavare carburante dai rifiuti, Rubbia va in Spagna per tentare il solare termico.

  EDIT: da una lettera ad Italians di Beppe Severgnini, una lezione di conti ambientali da un professore di Cambridge without hot air.

  Ma siamo comunque allo stadio pre-industriale: e se hai un sacco di consegne nei prossimi sei mesi, compri cinquanta furgoni spuzzoni di quelli che ci sono in giro, non investi per inventare un furgone a idrogeno che arriverà forse tra vent'anni a funzionare, e ne avrai una flotta sufficiente tra quaranta.
  Ci vorrebbe il coraggio politico di dire: Ok, anche se queste cose sono “di sinistra”, il governo di destra ci prova e ci investe per farlo sul serio.  Mettiamo una pezza col nucleare e pensiamo anche al dopo.
  Ma dubito che siano qualche milione di watt più o meno a spostare l'ago della bilancia politica.

  Il nucleare è di destra, quindi va bene, l'alternativo è comunista e quindi non si fa. Qui in Italia.
  Lo compreremo fra quarant'anni da qualcun'altro che il passo l'ha fatto a tempo.


Utente: Laertiade
  Laertiad, il 2 giugno 2008 scrive:
 Laertiad, il 2 giugno 2008 scrive:
 Trovo più "ideologici" i sostenitori del nucleare che non quelli dell'anti-nucleare. Quello di quarta generazione, la vera svolta, non sarebbe pronto prima del 2100.
 Ok, avviamo la ricerca in merito, ma intanto? Quello di terza generazione non ha solo il problema (enorme) delle scorie. Ma anche l'altro, altrettanto grave, della materia prima: l'uranio impoverito.
  Materiale "prezioso" e rischioso da far circolare in un Paese come l'Italia in preda alle mafie e al malaffare. Un materiale attorno al quale, inoltre, ruotano appetiti terroristici internazionali enormi.
 Nel mondo il nucleare produce un monte di energia che non cresce. In America sta regredendo. C'è stato un intoppo nella costruzione della nuova centrale persino in Finlandia.
 Con il fotovoltaico per "sfamare" l'intero fabbisogno d'Italia ci vorrebbero pannelli per una superficie uguale alla città di Roma: 1300kmq. Credo che almeno la metà si possa raggiungere abbastanza facilmente. La tecnologia è disponibile (anche se ancora un po' cara) e con il conto energia l'investimento conviene.
 Cominciamo pure a fare ricerca sul nucleare di quarta generazione, d'accordo, ma intanto non spariamo fesserie su centrali di terza da costruire entro cinque anni come fa Scajola. E' fumo negli occhi.
  Partiamo con una tecnologia già vecchia. Rivolgiamo lo sguardo altrove.


  Il problema è proprio quello che dici: cioè la discussione non è sui numeri, ma sull'aspetto politico o sul sentito dire.

 Per tua informazione, l'uranio impoverito nei reattori non serve, è uno scarto: Negli USA ne fanno penetratori anticarro, cioè un proiettile a freccetta, perché è un metallo duro e pesante che perfora le corazze come fosse un chiodo SENZA esplodere.
 In Italia le stesse freccette per i cannoni nei nostri carri le facciamo in tungsteno, appena meno duro dell'Uranio impoverito.
 Quindi, come vedi, stai confondendo reattori e carri serbi ed iracheni sforacchiati (in cui resta polvere di quei proiettili, che sono "pericolosi" quanto le lastrine per la chemioterapia o la macchina dei raggi X che c'è in ospedale).

 Quanto a "rubare" roba dal reattore e venderla a Bin Laden, leggi "Triplo" di Ken Follett. Fa vedere come funzionavano le cose all'Euratom 40 anni fa.
 Oggi è tutto molto più isterico, dopo l'11 settembre.
 Quindi, come vedi, c'è un problema d'informazione.

 Tu dici che per far girare l'Italia bastano 1300KmQ di pannelli fotovoltaici, quanto la superficie di Roma. (la Val d'Aosta intera è 3200kmq: Roma è davvero così grande?)
 Altri dicono che sarebbe da ricoprire mezzo paese.

 Nessuno spiega che costo abbiano i 1300kmq, o 6000kmq, o 100.000kmq, non solo in pannelli, ma quanto a cavi in rame, scavi, allacciamenti, centraline di derivazione, carburante per ruspe e camion, traffico, difficoltà e costi di manutenzione.
 Nessuno dice cosa cambia se facciamo 100 grosso pannelli o diecimila pannellini, in meglio ed in peggio.

 Idem l'Eolico: la gente vuole vedere le eliche nel panorama o nascerà un comitato del NO?
 E, posto di trovare dove farle (gente e vento permettendo), non è che si deve sventrare il fianco di una collina per fare la strada dove passeranno i camion del cantiere, sputtanando qualcosa?
 E, dovendo mettere dieci pale qui e dieci là per i vari comitati del NO, non è che alla fine l'impatto ambientale di tutto 'sto cemento sparso è superiore ai watt che si cavano?

 Io non sono anti-nucleare, ne pro: io semplicemente sono stordito da politici che sparano numeri e cognizioni a vanvera senza porsi nessuna domanda sui reali costi/benefici, sulla logistica, sul fabbisogno, su cosa serve, quanto serve e dove serve.

 io pretendo una lista della spesa credibile:
  • Da qui al 2050 l'Italia il consumo d'energia passa da 2345 MW a 6789 mW.
    nucleare = centrale + interramento scorie + varie = pronto per il 2013 copre il 76% del fabbisogno, per ammortarlo -facciamo caso- 12 euro al megawatt in vent'anni, poi abbiamo watt quasi gratis per altri venti
  • Fotovoltaico = 1300kmq di pannelli + cavi + allacciamenti + varie = abbiamo già cominciato, finiremo di piazzarli per il 2021, se ci sono intoppi nel programma siamo nei guai, per ammortarlo 18 euro al megawatt in vent'anni, poi continuerà a costare almeno 6 euro al megawatt per manutenzione/sostituzione dei pannelli.
  • Eolico = centrale, più sbancamento di colline + comitati del NO + forza pubblica + varie = finiremo nel 2029, quindi avremo 10 anni con carenza d'energia, per ammortarlo 11 euro al megawatt in vent'anni e poi 2 euro al megawatt per trent'anni.
  NOTA: Quanto sopra è fantasia pura, numeri buttati lì come li buttano lì i politici.
  Mi aspetto che qualcuno mi compili una lista coi dati veri.

Utente: Laertiade
Laertiad, il 2 giugno 2008 scrive:
 Sì, è ovvio…chiedo venia per il lapsus, mi riferivo naturalmente all’uranio arricchito (il cosiddetto 235 che serve anche per le bombe atomiche) il quale diventa impoverito alla fine del processo. Il problema rimane intatto: dove sono questi giacimenti di uranio in Italia? Ce n’è uno vicino Bergamo e potrebbe fornire poco più di mille tonnellate di ossido di uranio, che non bastano nemmeno per una sola centrale.
 Inoltre la funzionalità degli impianti è stabilizzata al 30%, se si va oltre, il sistema diventa instabile e rischioso per la sicurezza: tutti gli esperimenti in tal senso sono falliti. E per giunta un 30% con tanto di uranio arricchito, altrimenti meno. Il nostro Paese cosa dovrebbe fare? Approvvigionarsi di uranio già arricchito dall’estero? E questo attenuerebbe la nostra dipendenza energetica?  Non credo proprio.


  Finiremo per dipendere da alcune holding dell’arricchimento (magari l’Italia potrebbe partecipare alla ricca torta) la USEC americana, l’Areva francese o la russa Minatom/Tenex, tutti Paesi che nel trattato di non proliferazione hanno il diritto a detenere bombe nucleari.
  E’ facile per queste holding “scaricare” l’uranio impoverito ed è lampante dove esso va a finire. L’industria militare nucleare ha enorme bisogno di scaricare su altri campi una importante quota dei costi, e il cosiddetto nucleare civile è lo sfogo migliore. Con il nucleare l’Italia dipenderebbe da queste potenti holding e dalla forza militare nucleare di questi paesi (non proprio santarellini). E dell’uranio impoverito che ne faremmo? Finiremmo per regalarlo a loro, ai nostri potenti amici? Oppure?
 Dopo aver corretto il mio lapsus freudiano, riconfermo il timore del post precedente: in mano a chi può finire questo materiale di scarto. Chi può proporsi di smaltirlo? Ci balcanizziamo anche noi? Basta poi vedere chi sono gli azionisti di tali holding per capire chi e perché “pompa” il nucleare.


 Certo, dici bene, c’è anche un problema di informazione. Soprattutto quando si continuano a nascondere gli incidenti che avvengono continuamente nei reattori e di cui nessuno sa nulla finché non si arriva alla vera e propria catastrofe.
 Forse però l’Italia dovrebbe costruirsi da sé impianti di arricchimento. E i costi? Non parliamo dell’unico Paese occidentale che sta costruendo una centrale di III generazione: la Finlandia a Olkiluoto. Le spese sono lievitate da 2,5 a quasi 4mld di euro e ci sono almeno 5 anni di ritardo sul cronoprogramma.


 Sì, Roma ha una superficie di 1290kmq, è enorme. Seconda in Europa dopo Londra. Il fotovoltaico? Circa 100mq di pannelli generano 5kw di energia, sufficienti per il fabbisogno medio della parte comune di un condominio. E sul silicio dei moduli si sta facendo una gran ricerca.
 Calcola, poi, che i pannelli possono diventare un elemento architettonico vero e proprio e, per esempio, sostituire i tetti tout court. Dunque il fabbisogno di superficie diminuisce. Il costo indicativo per l'installazione di mille impianti (da 50mw) è di circa 200miliardi di euro. Ma si produrrebbe un quinto dell'energia che serve al Bel Paese. Il risparmio sulla bolletta energetica sarebbe di 10miliardi annui, senza considerare i benefici sul fronte della riduzione dell'inquinamento. L'investimento per famiglie e condomini? In circa 2 anni un modulo fotovoltaico restituisce l'energia elettrica che è servita per produrlo.
 E poi, per chiudere, mettere su pannelli solari crea molte meno turbolenze sociali che provare a imporre una centrale nucleare sotto casa agli italiani. Non che questo debba essere un discrimine, per carità… Ma sai com’è.
Grazie della splendida interlocuzione.


 P.S.: ah, comunque, è chiaro che i costi della tecnologia fotovoltaica devono ancora scendere...ma se il mercato si apre (e il conto energia dà già una mano) i costi scendono eccome.
 Basta avviare il cammino. E poi è una questione di filosofia di vita e di produzione: ognuno si fa la propria energia, in modo orizzontale... e ne avanza per il sistema. Molto meglio che creare mostri che centralizzano la produzione stessa.
 Resta il fatto, comunque, che una sola fonte probabilmente non risolve tutto..ci vuole l'integrazione.


 Sul fotovoltaico, ammetto, so pochino: ma mi dimostri che si può fare un conto costo/benefici serio tra nucleare e fotovoltaico. Scavando un po' si trovano anche dati sull'eolico che siano sensati.

 Il problema comunque resta quello del titolo.
Quelli che devono decidere tranciano: questo è giusto perché lo dico io, questo è sbagliato perché lo dici tu.

 Quello che a me preoccupa non è tanto la decisione in sè, ma nel fatto che la decisione è "a prescindere".
Avesse vinto Veltroni ed avesse detto più pannelli per tutti, sarei stato altrettanto dubbioso.

 Qualunque soluzione "a prescindere" è, di per se, sbagliata.

Utente: Laertiade
Laertiad, il 2 giugno 2008 scrive:
Hai ragione da vendere...

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